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Annalisa Cima
Ipotesi d’amore

Prefazione di Marisa Bulgheroni
Garzanti Editore, Milano 1984

 

1 - a Cherubino

Forse analogie naturali
danzano la gioia
forse scolorita la noia
dell'inganno
                               vanno
le ipotesi d'amore.

Forse bastava
                               una lama
per trinciare pensieri
futilità, e darci
in un fusorio incontro
compattezza
                  temperatura
                                     brama.

Le sorti della guerra 
sono incerte.
Vincerò: perché Marte
dà a me i regni
che Venere dona agli altri.



2 - a Cherubino
1.
Amante amato amandoti
ho gocce negli occhi
e sale nel palato
non vi è iato tra noi
                    siamo
calore calato nel vivere obliando
e quando guardo
                        vedo che sei sole
colore che muta e invita a perdersi
nel solco che dall'ansia dirama.
2.
Gettati gli ultimi fiori
lo troviamo bianco
questo campo di seminagioni.
Vi sono stagioni di pianto
e stagioni dove il canto dei giorni
muta il passato congelato.
E allora percorrere cammini di muschi
uniti nei vapori-sudari
saper cogliere il ritorno
                    di un giorno smarrito




- a Cherubino

Con bocca da bambino
                               Cherubino,
hai incatenato le mie anella,
con pupilla divina
ai cancelli delle acque lustrali,
nei viali di erbe
già percorsi per gioco, 
allacci la mia brama.
Trama il tempo
trema l'ardire nel silenzio,
e tiro il filo
che mi tiene avvinta
Aminta mio
che riempi notti
di delicate note rilucenti.




- a Cherubino

Cominciò per gioco
poi poco a poco
improvviso il richiamo
degli occhi che mi fanno
                               impallidire.
Chiaro è il nesso tra noi
trame eran già sottese
correvano magie di venti. 
All'alato chiedo
che non fermi il gioco
conosco i segni dell'antico fuoco:
dolce è deporre la saggezza 
a tempo e luogo.




5 - a Cherubino

E quando
ripercorri il cammino
elsa, stelo, regno
del fiorire, 
non vi è arroganza 
nel tuo ardire:
aquila che torni nella roccia
goccia di mille spirali
risali i viali dell'impallidire
quasi terra d'esilio
che t'accolse guerriero
e ti ritrova figlio.




6 - a Cherubino

Luminoso e solo
incantamento di un giorno
rimedio al tedio,
divenire insieme
è sortilegio
di un sole che risale
lucido al mattino.




7 - a Cherubino

L'obiettivo
                è la promessa
terra di significati
nelle ore del proibito.
Mentre immagini
scorrono a ritrattarre
e rafforzare il
rem acu tetigisti.




8 - a Cherubino

La lunga notte dell'oblio
ha lasciato ferite
il risveglio ore amare.
Questo indifeso pensare
ha il sofferto della febbre
fa sentire il mondo
con senso di minaccia.
Puoi la gioia fare rifiorire
con la tua grazia priva di confini?
Inchini del dare, del volere
soggiacere ai nessi che
son fonti di vita:
ammanti, luci, unioni
bosco di librati abbandoni.




9 - a Cherubino

Dimmi senti anche tu
il correre del tempo.
Sembra lontano il giorno
 dell'incantamento.
Muovo i passi
a sottili ritrovi, 
tesi fili di archi
verso acque furtive
dove arcadi insieme andiamo.




10 - a Cherubino

Cucùlo incantatore
                             canta
mentre avanza 
l'ora del tramonto.
E da lontano
voce che giungi 
alla foce dell'immaginare
deponi passo dopo passo
il breve, il lungo tempo
dell'andare.
                 Sogna,
vivi frammenti
con denti rilucenti
furtive deità
                 del trattenere.




11 - a Cherubino

Anche tu invecchierai
e morirai del male del finire.
Resta il tempo per cantare
una mattina ritrovata.




12 - a Cherubino

Sei giunto 
e la tua mano risveglia motivi
danzando su declivi divini.
Gemi, e i muri 
sentono i tuoi ardori. 
Lisa, alissa, vana
ut, fenice, vale
tieni e mai e ancora, 
a tergo il cavaliere
siede e divora.




13 - al nonno Francesco

Lo sconosciuto momento,
per ritrovare il tempo insieme,
                               s'avvicina
conto ore e frammenti
vivo negli assenti tuoi occhi
l'arbitrario evento dell'abbandono.



14 - a mio padre Titta

Scorre il fuggevole gioco
dei giorni, e ti rivedo solo.
Anche il sole muore.
Del mio amarti 
resta nel buio un lume
nume della mia infanzia, 
demenza del sapere.
Passo dopo passo
hai voluto avanzare
nel baratro del niente, 
vocazione solitaria
di chi non dura alla memoria.
Senza te perdo terre lontane, 
rimane il fruscio
di un ippocastano
resta intatta una traccia,
un temporale, un ipse solus, 
un tordo, un Margit, un'Alice 
e quel dice Nietzsche 
e la Treccani
adorate mani sul tavolo da gioco.
Loco, tetragono, upsa
e il gergo e il greco e il fallo.
Titta, ritta su te 
la fine non ha scopo.
Sei finito in me 
osmosi di lombi e mente
gente folle e sincera
vera stirpe di disperazione.




15 - a mio fratello Francesco

Dov'è quel luogo
occultato segreto
per nascondere
il dato, il detto
per risalire
in un fruscio d'amore
che non marcisca in bocca.




16 - a Lui

Per persuadermi al tuo amore
vieni da me a sciogliere
                     questo nodo d'angoscia.

Tu solo puoi.
Tu fitto d'ali di laridi.

Guarda
siamo alti sul ramo
al sole del mattino.

E lasciamo perle sul cammino,
dolci gocce
                 dell'inganno




17 - a S. 

Una Esse infinita
di Sospensioni, Sapori
Suoni lontani, solcava
emblema del muto pensarti,
il mare.
Restò,
mosso infinito disegno
del nostro incontro.




18 - a V.A.

Topazio del giorno ritrovato
abbandoni la luce
gemma dilemma delle consuetudini
e vivi la sconfitta
rinunciando al ritorno.




19 - a M.B.

E moriremo
consumando l'ultima
                               frenesia
nell'effusione del vivere
nell'idea del bello
intatti i desideri
e il tempo per essi.




20 - a V.F.

Col vuoto intorno
in un formicaio di menzogne
siamo
questo presente di gioia.




21 - a L.F.

Abbiamo messo a confronto
le nostre solitudini
cercate risposte
appese ai fili
che tremano fra noi.
Ed ora ci guardiamo
senza tempo né luogo.




22 - a F.F.

Né dio né animale
senti l'ebrezza del volo
e il vuoto della caduta.
Vivi in acqua profonda
la moribonda 
presenza del tempo.




23 - a J.G.

Marina disseccata.
Sola, ritrovo quel salire
che abbandonai per tema.
Mentre trema l'auspicio
e il nadir dell'empireo
ritrovato offre
sogni da prosegui.




24 - a G.L. 

Luminosi credi
siete il volto dei suoni
regione
del vivere in ascolto.




25 - a C.M.

Per te nostalgia del vero
moriremo       solo un momento.
Per tornare senza il tormento
del sapere,
a comporre e scomporre
un piccolo assoluto.



26 - a A.M.

Ho creduto nelle parole
seminate come fiori.
Tempo     spazio     azione
sono sfrangiati linguaggi
misure imprecisabili
fantasmi di purificazione.





27 - a E.M.

Terso profilo di mare
voce che porti stupore
e dipani pensieri
resta in quel mondo 
che confonde 
presente e passato
gocce di tempo e suoni, 
cristallino ghiacciato
dove specchiarsi
è un altro giorno.




28 - a M.M.

Infinito modo della conoscenza.
In un solo momento
l'impossibile diviene
e ci toccano in sorte
desiderio e distacco.




29- a P.P.P.

Si cibano di noi
                    gli avvoltoi
così può il sole
cadere vittima
           del sortilegio.

Giorno sei illusione
notte 
caverna d'ombre
dove spiccano il volo
laridi
        e incensi
        dimenticati.




30 - a E.P.

Essere, ma
non continuamente
strappare alla vita
quel niente
che è
mutazione infinita.




31 - a G.R.

Sorvolante mano d'ala
dona la sorte
e nulla più sorprende
                              tende
logiche nuove, muove
prove d'osmosi
ritrovi di lontano silenzio
già riempito di grida,
abbandono del giorno
all'ombra dell'andato via.
E il vento che sfiora
ha albori che portano
altri albori.




32 - a V.S.

Ritornerà 
il tempo dell'andare
nel vaneggiante presente.
Assente al vivere
spio il mare
specchio dei domani.




33 - a C.S.

Gioia è la lode
del lodato amico
che del linguaggio
regola il pensare.

Trovo più verità
in un torrente di parole
che nell'incerto serto del domani
o nella resa di fronte al saggio.

Preme il continuare insieme
                                    la parola
perché è il nostro amore
è la nostra patria.



34 - a G.U.

Salire nell'empireo del
nec soli impar. 
Così il navigatore
           parlò ai venti
e il vento alla poesia
vicina la dea
e il sentire le nostre rime
votate al non finire.




35 - a L.V.

La ferita è già terra.
fiorita di lillà
l'intorno non nega
né l'ora né il giorno
assapora quel lento venir meno.
Oggi tocca il morire
ieri l'amare
domani le note dell'incanto
diraderanno il pianto.
 



36 - a A.Z.

Salute
a chi crea danze nuove
quasi tutto è scontato
resta il gusto di reinventare
spenta l'ultima luce
dell'abituale.

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