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Annalisa Cima
Poesie/Poems (Antologia di poesie)
Con prefazione di Vanni Scheiwiller
Traduzioni di:
J. Galassi, C. Gugolz,
A. Mandelbaum, M. Moore,
W. de Rachewiltz, D. Vittorini.
All'insegna del pesce d'oro 
di Vanni Scheiwiller
Milano, 1999

 

presentazione di Vanni Scheiwiller POESIE/POEMS (All'insegna del pesce d' oro, Milano, 2000)

Un argomento che stuzzica la mia vanità 
d' editore, è l' aver scoperto o riscoperto quasi tutti i migliori poeti del nostro secolo.
Così è capitato anche per Annalisa Cima. Prima ancora di Montale e Ungaretti che presentarono con me il suo primo libro di poesie, Terzo modo (1969), prima di Marianne Moore e Jorge Guillén che tradussero sue poesie, di Pier Paolo Pasolini e Andrea Zanzotto che le recensirono; prima ancora di Cesare Segre e Marisa Bulgheroni che ne scrissero le prefazioni, insomma prima di tutte queste conferme, intuii nella Cima il dono della poesia.
Viveva fin d'allora la tensione dell'essere poeta, senza esibire un volto malinconico, mascherando anzi con allegria il passato e il presente.
Se rivedo il percorso poetico della Cima da Terzo modo (1969) fino a Il tempo predatore (1996), sento il suo desiderio prepotente di fuga dal reale, da quella realtà dove imperano denaro e potere.
Scrive Segre nella sua prefazione a Sesamon (1977): "…onirico e inconscio, in Sesamon, sono usati consapevolmente come barriera contro gli stati di 'normalità' che possono sacrificare le intuizioni nella limitatezza della parola, nella povertà dell'asserto".
Ho seguito la Cima sin dai primi esordi e il suo rifarsi a metri musicali risale ad allora. E ancora Segre, a proposito: "…Vi sono mementi di canto (felicità di ritmo, purezza anche neoclassica del verso), momenti, persino, di gaiezza danzante; e vi sono momenti d'indugio riflessivo, con gli accenti che rallentano sugli astratti mentre il periodo s'irrigidisce nei parallelismi. Questi diversi ritmi si alternano, spesso nella medesima poesia, mimando l'abbandono e il controllo o, forse meglio, la oienezza e il distacco […]. La riflessione, e la poesia, sono poste a confronto diretto con gli altri tempi del vivere: entrano anch' esse, parti distinte ma non separate, in un ritmo".
La musica assorbita sin da bambina con lo studio del pianoforte ha contribuito alle sue scelte. Anche i musicisti preferiti, Beethoven e Mozart, hanno lasciato un segno: l'alternanza che dal tragico sconfina in una sfrenata gioia di vivere. 
In Ipotesi d'amore (1984), Marisa Bulgheroni coglie il senso del versificare della Cima: "Il cantar d'amore si sceglie radici nell'area mitica di un personaggio musicale di intensa e diffusa grazia: il mozartiano Cherubino […]; il canto mobilita e fonde in rapide alchimie verbali il linguaggio della grande poesia amorosa (dallo Stilnovo al Petrarca al Tasso alla lirica settecentesca), è un lessico personale di ellittica eleganza, di dura, contemporanea esattezza. Parole che una lunga ascendenza ha estenuato limandole fin quasi a renderle trasparenti, puri suoni di un'arcaica lingua estinta, derubata dei suoi referenti, acquistano, straniate nell'oggi, nell'urto con la poetica novecentesca dell'oggetto, la forza dei segnali di un nuovo codice lirico".
Penso che il nucleo della poesia della Cima sia soprattutto la musica: una fusione, tra poesia e ritmo che si ribella all'appiattimento prosastico dove molta poesia del secondo Novecento si è incanalata.
Montale stesso in una delle poesie di Diario postumo dice:
"Porterai con te l'ultima ventata/ di poesia; poi una nube gonfia/ di presagi funesti oscurerà/ la luce che ci fu concessa…". Sì, ho creduto anch'io, come Montale, nei "cristalli trasparenti" della poesia di Annalisa.
Al silenzio dei più che non vogliono riconoscerla come poeta, alla loro "invidia" rispondo con altri versi di Montale: "Deponete la vostra invidia./ Qui non c'è né un'scura malia,/ né il plauso ingiusto./ Spira in lei la stessa armonia/ che è nei suoi versi./ Lasciate lo spirito perverso/ e sentirete che è tornato il canto,/ la musica dimenticata/ d'un balzo ha ripreso il suo sentiero". E ancora Montale: "L'amorosa musa t'aprirà le porte/ dell'eliso e i suoni che distilli/ ti compenseranno dell'amaro/ sapore di critiche e silenzi".
Così, grazie ai "libri-farfalla" che le ho pubblicato in trent'anni, i versi di Annalisa Cima sono arrivati all'orecchio di chi sapeva ascoltarli. Non è forse la musica la prima matrice della poesia? E non è la poesia a sommuovere la musica? Rappresentazioni entrambe della creatività.

Vanni Scheiwiller